Il 2020 ci ha insegnato che un virus può fermare il mondo, ma ci ha anche svelato che, mentre i polmoni di milioni di persone faticavano a respirare, i polmoni finanziari di pochi eletti si gonfiavano a ritmi senza precedenti. Quel trauma collettivo, chiamato Covid-19, ha riscritto il codice genetico dell’economia globale, trasformando l’emergenza sanitaria da tragedia umanitaria a variabile macroeconomica di primo livello.
Ed è esattamente dopo sei anni che, mentre la cronaca inizia ad ospitare con un margine di sospetto il nome dell’Hantavirus, la sensazione di déjà-vu è soffocante. L’unica differenza che rincuora le persone è che il mondo sembra essere più “addestrato” davanti ad un’emergenza virale, portando ad una consapevolezza maggiore e ad un approccio meno impattante rispetto al precedente, che venne amplificato dall’effetto sorpresa.
Che cos’è l’Hantavirus?
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce gli Hantavirus come una categoria di malattie virali a carattere zoonotico, ovvero trasmesse dagli animali all’uomo, causate da virus appartenenti alla famiglia Bunyaviridae.
Le principali modalità di contagio includono:
- Ingestione: Consumando cibo o acqua accidentalmente contaminati dalle deiezioni dei roditori.
- Inalazione (via principale): Avviene respirando microscopiche particelle di polvere sollevate nell’aria che contengono escrementi o urina essiccata di roditori infetti. Questo accade spesso quando si puliscono ambienti chiusi da tempo come cantine, solai o baite.
- Contatto diretto: Toccando escrementi, saliva o urina di roditori e portando successivamente le mani contaminate a occhi, naso o bocca.
- Morsi: Più raramente, il virus può penetrare direttamente attraverso la ferita provocata dal morso di un animale infetto.
Come riporta il quotidianosanità: “l’allarme è scattato il 2 maggio, quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato un focolaio di gravi malattie respiratorie a bordo di una nave da crociera con 147 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio. A distanza di pochi giorni, il bilancio è pesante: sette casi identificati, di cui cinque confermati in laboratorio come hantavirus delle Ande, e tre decessi. L’Istituto Superiore di Sanità ha deciso di fare chiarezza, rispondendo alle domande più frequenti su un virus che, fino a qualche giorno fa, era sconosciuto ai più.”
Cosa significherebbe una pandemia in un clima globale così instabile?
E se da un lato bisogna stringersi attorno alla verità dei fatti, allontanandosi dai vani tentativi di allarmismo pandemico, dall’altro è importante prendere atto della situazione che si verrebbe a creare qualora il governo decidesse di procedere ad un lockdown. Negozi chiusi, commercio fermo, smart working ed un senso di paura non farebbero altro che amplificare una guerra che già stiamo vivendo: quella psicologica e socioeconomica.
Non bisogna dimenticare che gran parte dei Paesi più potenti da un punto di vista geopolitico e finanziario, vivono già da tempo situazioni di conflitto. Basta pensare alla guerra tra gli Stati Uniti e l’Iran, all’incessabile conflitto tra la Russia e l’Ucraina. Sarebbe possibile uno scenario in cui il mondo intero si stringe attorno ad un problema comune? Difficile.
Una pandemia in un periodo così delicato, agirebbe come moltiplicatore di crisi sotto più punti di vista. Rispetto al passato, le imprese affrontano già costi operativi e inflazione elevati; un blocco causerebbe fallimenti a catena. Le decisioni governative verrebbero lette attraverso la lente del sospetto, alimentando teorie del complotto e proteste di piazza.
La faccia del COVID-19 che non ci vogliono mostrare
Se il 2020 ha significato un momento di blocco, da un lato si è rivelato essere un momento di grande innovazione e sviluppo azionario. Sono diverse le società che, proprio durante il periodo in cui il mondo intero era fermo a sperare in un quanto più celere ritorno alla vita, hanno registrato impennate da record delle proprie quotazioni e dei rispettivi profitti.
Sul podio c’è Pfizer, l’azienda newyorkese, il cui fatturato globale nel 2021 ammonta a 81,3 miliardi di dollari. L’aumento registrato rispetto al 2020 è pari quasi al 100%, spinto dalle vendite del vaccino anti COVID-19.

E se questo non basta, nel recinto delle speculazioni registrate durante il periodo del Covid nel 2020, sono state inserite anche quelle che afferiscono alla vendita degli introvabili gel igienizzanti. Pensare che nell’ultimo trimestre del 2019 un flaconcino da 80 ml costava circa €2,00 mentre agli inizi dell’emergenza il prezzo è salito a ben €7,00 – lascia trasparire il margine di profitto di cui diversi commercianti online (e non solo..) hanno goduto – prima degli interventi di blocco degli algoritmi.
Un pacco da 4 flaconcini è arrivato a costare oltre 100 € (circa €25,00 a boccetta).
In questo scenario, la vera minaccia di un’eventuale crisi da Hantavirus non risiede tanto nella sua probabilità biologica, quanto nei sofisticati circuiti finanziari pronti a monetizzare anche solo lo spettro di un’emergenza.
È bene ribadirlo: i dati scientifici confermano che il rischio di una pandemia globale da Hantavirus resta un’ipotesi estremamente lontana e rara, data la difficoltà di trasmissione interumana del virus. Tuttavia, sarebbe giusto confidare nella ricerca e credere alle parole di esperti, piuttosto che sprofondare nell’allarmismo generale diffuso da internet.
Piuttosto che credere a fandonie che circolano in rete, sembrerebbe opportuno studiare le dinamiche che si celano dietro determinati meccanismi che tendono a manipolare l’opinione pubblica, polarizzare il dibattito sociale e capitalizzare la paura e la disinformazione messa in rete.
Una risposta
Congratulazioni, un articolo davvero molto interessante. GN