Quando Donald Trump lanciò la sua guerra commerciale contro la Cina lo scorso aprile, minacciando di imporre tariffe fino al 145% sulle sue merci, Xi Jinping promise che non si sarebbe mai arreso al “ricatto” e che avrebbe “combattuto fino alla fine”. Così è stato. Ne sono seguiti sei mesi turbolenti, segnati da dazi altalenanti, restrizioni alle esportazioni, accuse e contro-minacce, intervallati da cinque round di colloqui, che si sono svolti a Madrid, Londra, Ginevra, Stoccolma e Kuala Lampur.
Giovedì scorso, però, in un incontro durato meno di due ore, i due presidenti hanno concluso una serie di accordi volti a stabilizzare le relazioni tra gli Stati Uniti e la Cina. A Busan, in Corea del Sud, si è approdati a una tregua, piuttosto che a una pace duratura. Una tregua che, nonostante tutto, apre la strada a future visite reciproche. “La pausa durerà un anno”, ha dichiarato il Ministero del Commercio cinese in una nota ufficiale.
Un risultato apparentemente positivo, se si considera che i precedenti negoziati avevano prodotto lo stesso effetto di una secchiata di benzina su un incendio. Ma dietro i sorrisi conciliatori e i complimenti di circostanza, forse più da parte di Trump che di Xi, si nascondono delle potenziali insidie. La tregua di Busan, per quanto distensiva, rimane fragile. E accordi commerciali così precari potrebbero sgretolarsi da un momento all’altro (chiedete al Canada).

La quadra sul fentanyl
Il primo compromesso tra Donald Trump e Xi Jinping riguarda la riduzione dei dazi statunitensi sulle importazioni cinesi, in cambio dell’impegno da parte di Pechino a controllare le esportazioni in Messico delle sostanze chimiche impiegate per la produzione di fentanyl, l’oppioide sintetico responsabile della crisi di overdose che sta devastando il Nord America, soprattutto gli Stati Uniti.
I dazi sul fentanyl, imposti da Trump all’inizio dell’anno, erano stati interpretati da alcuni funzionari cinesi come un’accusa implicita di complicità con la criminalità, nonché come un tentativo di addossare alla Cina la responsabilità per la crisi interna agli Stati Uniti. Tuttavia, è ampiamente documentato che una rete criminale collega la Cina ai più potenti cartelli messicani del narcotraffico e ai loro circuiti di distribuzione e riciclaggio di denaro negli Stati Uniti.

In cambio della promessa di Xi Jinping, Trump ha concesso un allentamento della pressione economica, riducendo i dazi sui prodotti cinesi dal 57% al 47%. Una percentuale ben al di sotto dell’embargo totale del 145% minacciato in passato, ma comunque abbastanza elevata da rappresentare un duro banco di prova per la resilienza dell’economia cinese.
Il passo indietro di Trump sulle terre rare
La Cina ha anche accettato di sospendere per almeno un anno il regime di controllo sulle esportazioni delle terre rare, materiali essenziali per la produzione di automobili, batterie aerei ed armi. Attualmente, Pechino detiene il controllo quasi assoluto della catena di approvvigionamento globale di questi minerali strategici. Una posizione che consente a Xi Jinping di lottare con gli Stati Uniti ad armi pari.
Il 9 ottobre, la Cina aveva rafforzato i controlli sulle esportazioni come ritorsione per l’inserimento di circa 10.000 aziende cinesi nella lista nera di Washington. Se tale misura fosse stata attuata, avrebbe potuto limitare seriamente la produzione mondiale di quei beni che dipendono dalle terre rare cinesi. L’accordo raggiunto appare, dunque, come un rovinoso passo indietro degli Stati Uniti, che dimostra quanto gli americani restino dipendenti dal monopolio cinese in questo settore.

L’acquisto di soia statunitense
Un altro punto chiave dell’intesa è quello che riguarda la soia statunitense. Stando a quanto è stato detto dal Segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, la Cina ha accettato di acquistare 12 milioni di tonnellate di soia dagli Stati Uniti entro gennaio e 25 milioni di tonnellate all’anno per i successivi tre anni.
Anche in questo caso, la Cina è uscita rafforzata. Secondo The Guardian, le restrizioni cinesi all’acquisto di soia dagli Stati Uniti, un mercato da 12 miliardi di dollari, hanno colpito duramente gli agricoli del Midwest statunitense, politicamente cruciali per il Partito Repubblicano, mentre il Brasile ne approfittava per colmare il vuoto di mercato.

Gli altri termini dell’accordo
Bessent ha inoltre dichiarato che la Cina ha approvato un accordo per portare TikTok sotto il controllo degli Stati Uniti, e che il processo dovrebbe completarsi nei prossimi mesi. Xi Jinping ha anche accettato di acquistare petrolio e gas dagli Stati Uniti, esprimendo l’interesse a partecipare alla costruzione di un nuovo oleodotto in Alaska. Su questo tema non sono stati forniti ulteriori dettagli.
Washington, dal canto suo, sospenderà per un anno le nuove restrizioni dell’Entity List, che ostacolano le aziende cinesi nell’acquisto di tecnologie off-limits tramite affiliate. Saranno inoltre sospese le misure contro il settore della logistica marittima e della cantieristica navale cinese.
Riguardo ai chip Nvidia, Trump, intervistato sull’aereo di ritorno dalla Corea del Sud, è stato evasivo sull’eventuale allentamento delle licenze di esportazione verso la Cina. Ha affermato che la questione del nuovo chip di punta, il Blackwell, non è stata discussa.

La Cina non invaderà il Taiwan?
Trump ha dichiarato che Xi Jinping gli ha assicurato che Pechino non tenterà di unificare Taiwan con la Cina continentale finché il tycoon resterà presidente. Secondo il leader repubblicano, la questione “non è mai stata sollevata” durante l’incontro di Busan. “Lui lo ha detto apertamente: ‘Non faremo mai nulla finché Trump sarà in carica’. Sa quali sarebbero le conseguenze”, ha dichiarato Trump in un’intervista alla CBS.
Alla domanda se ordinerebbe un intervento militare in caso di attacco cinese, Trump ha risposto in maniera ambigua: “Lo scoprirete se accadrà, e lui conosce già la risposta”. Poi ha aggiunto: “Non posso rivelare i miei segreti”. Gli Stati Uniti, sia sotto amministrazioni repubblicane che democratiche, hanno sempre mantenuto una politica di “ambiguità strategica” su Taiwan, evitando di rivelare interverrebbero militarmente in sua difesa.

Il parere degli esperti
Secondo gli analisti commerciali, l’accordo offre una tregua di un anno alle tensioni che hanno pesato sulla crescita globale, ma le frizioni geopolitiche potrebbero riaccendere la guerra commerciale in qualsiasi momento.
“Il taglio dei dazi in cambio della promessa di una stretta sul fentanyl garantisce una calma temporanea, ma è un sollievo transazionale, non una soluzione strutturale”, ha affermato Craig Singleton, ricercatore senior sulla Cina presso la Foundation for Defence of Democracies. “Entrambe le parti stanno calibrando la tensione per evitare il collasso, mantenendo però l’escalation sul tavolo. Nulla è cambiato, e il ciclo di coercizione riprenderà nel momento in cui una delle due si sentirà svantaggiata”.