Ventisei nazioni hanno formalizzato giovedì un piano dettagliato di contributi operativi e finanziari per garantire la sicurezza dell’Ucraina in un’eventuale fase post-bellica, subordinata a un cessate il fuoco o a un accordo di pace tra Kiev e Mosca. Ora l’attenzione si concentra sugli Stati Uniti e sul ruolo che il presidente Donald Trump sarà disposto a giocare.
L’incontro, co-ospitato dal presidente francese Emmanuel Macron e dal primo ministro britannico Keir Starmer, ha avuto l’obiettivo di consolidare le garanzie di sicurezza per l’Ucraina e delineare una chiara suddivisione dei compiti tra i Paesi membri della cosiddetta “coalizione dei volenterosi”. “Ventisei paesi hanno formalizzato i loro contributi in modo molto preciso”, ha dichiarato Macron al termine dell’incontro. “Ora disponiamo di un piano militare concreto che prevede una forza di rassicurazione per le forze armate ucraine, operativa a terra, in mare e in cielo”.

Una nuova fase della guerra
Durante una conferenza stampa congiunta con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Macron ha fornito alcuni dettagli sul momento in cui scatteranno le garanzie di sicurezza: “Il giorno in cui finirà il conflitto sarà anche quella in cui entreranno in vigore le garanzie di sicurezza”. Le misure previste includono una vasta gamma di interventi: dal dispiegamento di truppe sul territorio ucraino ai pattugliamenti aerei, dalla protezione delle rotte marittime nel Mar Nero al rafforzamento delle capacità difensive e cibernetiche ucraine.
Zelensky ha confermato l’impegno dei partner internazionali attraverso un messaggio pubblicato sul suo canale Telegram: “Abbiamo discusso in dettaglio la disponibilità di ciascun Paese a contribuire alla sicurezza sul terreno, in mare, in aria e nel cyberspazio. Abbiamo coordinato le nostre posizioni e definito gli elementi chiave delle garanzie di sicurezza”.

Secondo Macron, le garanzie di sicurezza hanno un duplice obiettivo: rassicurare l’Ucraina e scoraggiare la Russia da eventuali aggressioni future. Sebbene la pace sembri ancora lontana, i governi europei vogliono farsi trovare pronti per il momento in cui la guerra finirà. L’elaborazione di un piano di sicurezza è stata letta da molti come un chiaro segnale della volontà dell’Occidente di continuare a fornire sostegno a Kiev. “Oggi, per la prima volta dopo molto tempo, si è parlato della sostanza delle cose”, ha concluso Zelensky.
Il colloquio con Trump
Il piano sarà sottoposto a Washington nei prossimi giorni. Macron ha sottolineato che gli Stati Uniti sono stati chiari nel loro appoggio, ma ha anche ribadito che il contributo americano sarà determinante, in particolare per quanto riguarda le capacità logistiche e di intelligence, di cui molti Paesi europei sono sprovvisti.
L’amministrazione Trump ha accolto con favore il piano, pur escludendo esplicitamente l’invio di truppe americane in Ucraina. Un funzionario dell’Eliseo ha dichiarato: “Ci aspettiamo che gli Stati Uniti mantengano le loro promesse, sia nel convincere Putin a firmare un cessate il fuoco, sia nel fornire un backstop che comprenda difese aeree e condivisione dell’intelligence per proteggere le forze alleate”.
Nel corso dell’incontro, i leader della coalizione hanno avuto contatti con Donald Trump, rappresentato a Parigi dal suo inviato speciale, Steve Witkoff. Secondo Zelensky, il presidente americano ha espresso forte disappunto per la continua importazione di petrolio russo da parte di Ungheria e Slovacchia – due Paesi membri dell’Unione Europea considerati filorussi – tramite l’oleodotto Druzhba, recentemente colpito da un attacco ucraino.
Zelensky ha aggiunto che Trump ha anche discusso l’ipotesi di nuove sanzioni contro la Russia e i suoi alleati, inclusa la Cina. Alla domanda se intenda parlare con il presidente russo nel prossimo futuro, Trump ha risposto: “Sì, lo farò. Stiamo avendo un ottimo dialogo”. Tuttavia, i leader europei hanno sottolineato che, nonostante l’incontro tra Trump e Putin dello scorso agosto, non si sono registrati progressi nei negoziati diretti tra Mosca e Kiev.
Tant’è che Vladimir Putin ha continuato a bombardare le città ucraine, anziché accettare l’invito di Trump a un vertice con Zelensky. “Condividiamo l’opinione che la Russia stia facendo tutto il possibile per prolungare i negoziati e allungare la guerra”, ha affermato Zelensky. “Per questo è fondamentale intensificare il sostegno all’Ucraina e aumentare la pressione su Mosca”.
La “coalizione dei volenterosi”: chi farà cosa?
La cosiddetta “coalizione dei volenterosi” è composta da 35 Paesi, per lo più europei, dei quali 26 hanno già formalizzato il proprio impegno a fornire garanzie di sicurezza all’Ucraina. Secondo i leader europei, ogni Paese coinvolto sarà chiamato a contribuire a uno o più aspetti della missione, ma il contesto resta estremamente delicato: un eventuale attacco russo contro truppe europee sul terreno potrebbe infatti aprire la strada a un coinvolgimento diretto della NATO.
Le modalità di partecipazione varieranno sensibilmente da Stato a Stato. Francia e Regno Unito si preparano a svolgere un ruolo di primo piano. La Germania, pur avendo stanziato milioni per il rafforzamento dell’esercito ucraino, per ora evita riferimenti espliciti a un coinvolgimento diretto sul campo. Un portavoce del governo tedesco ha comunque confermato che Berlino “è pronta ad ampliare il suo ruolo”, in particolare nel rafforzamento del supporto alla difesa aerea, come riportato dallo Spiegel. L’Italia, secondo Politico, starebbe valutando la partecipazione a missioni di pattugliamento aereo, sul modello della polizia aerea NATO nei Paesi Baltici.

Diverse nazioni, pur rifiutando un coinvolgimento diretto sul campo, hanno espresso la volontà di contribuire in modo mirato. Polonia e Romania, ad esempio, si sono dette disponibili a fornire supporto logistico e per i trasporti, mentre il primo ministro bulgaro, Rosen Zhelyazkov, ha dichiarato di essere pronto a contribuire agli sforzi navali nel Mar Nero, in particolare nelle operazioni di sminamento. “Restiamo nell’ambito marittimo”, ha affermato a Sofia, al termine di un incontro con il presidente del Consiglio europeo, António Costa.
Una posizione simile è stata espressa anche dalla Finlandia, dove il presidente Alexander Stubb ha chiarito di non voler essere coinvolto nell’operazione boots on the ground: “Non invieremo soldati finlandesi al fronte. Ma parteciperemo, in un modo o nell’altro, quando sarà il momento”.
La posizione di Putin
In un recente discorso, Putin ha ribadito che una soluzione negoziata è possibile, “se prevarrà il buon senso”, ma ha anche avvertito di essere pronto a usare la forza, qualora lo ritenesse necessario. Il giorno successivo al vertice della “coalizione dei volenterosi”, in occasione dell’Eastern Economic Forum (EEF), tenutosi a Vladivostok, Putin ha cercato di stroncare l’iniziativa dei Paesi occidentali, avvertendo che qualsiasi truppa schierata in Ucraina sarebbe stata considerata dalla Russia un “obiettivo legittimo”. Intervenendo a margine del forum, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha escluso categoricamente la presenza di truppe NATO in Ucraina nell’ambito di un eventuale accordo di pace: “La presenza di forze internazionali, di qualsiasi forza straniera o della NATO sul suolo ucraino sarebbe considerata una minaccia per noi stessi”.

Una posizione che è stata respinta con fermezza dal Segretario generale della NATO, Mark Rutte, intervenuto in videoconferenza dal vertice di Praga: “La Russia non ha alcun diritto di decidere chi può o non può essere presente in Ucraina. È un Paese sovrano. Dobbiamo smettere di attribuire a Putin più potere di quello che realmente ha”.