Le aste dell’estate: chi ha speso di più e perché?

Le grandi aste estive del 2025 si sono appena concluse e, come ogni anno, il bilancio finale è stato un trionfo di cifre astronomiche e nuovi record.

Eppure, al di là dei proclami trionfalistici, è lecito chiedersi cosa sia stato realmente acquistato in questo teatro delle vanità.

Non opere d’arte, non bellezza, ma piuttosto manifestazioni di potere, frammenti di un’identità sociale da esibire e legittimare. Il collezionismo, un tempo nobile ricerca del bello e dell’originalità, si è trasformato in una performance finanziaria e mediatica.

In un mercato che celebra la velocità, l’eccesso e il primato a ogni costo, l’arte è diventata la valuta prediletta di un’élite globale.

Il nuovo record per un’opera di un artista vivente, ad esempio, non celebra tanto il genio creativo, quanto la capacità di un acquirente di prevalere sui suoi rivali, di sigillare la propria posizione al vertice. Non importa che il dipinto sia un’autentica rivoluzione estetica; ciò che conta è che sia l’ultimo, il più costoso, quello che nessun altro possiede. Un capolavoro di Basquiat o un’installazione di Jeff Koons smettono di essere oggetti di contemplazione per diventare segnali di status, strumenti di un’affermazione sociale.

Il battitore d’asta, con la sua cadenza ipnotica, non sta vendendo pigmenti su tela o marmo lavorato, ma sta orchestrando un rito di iniziazione.

Bids are taken on “Les canots amarrés” by Vincent Van Gogh from 1887, which sold at auction at Christie’s Hong Kong headquarters for HK$215,000,000 (US$27.7million) in Hong Kong on September 26, 2024. (Photo by Peter PARKS / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE – MANDATORY MENTION OF THE ARTIST UPON PUBLICATION – TO ILLUSTRATE THE EVENT AS SPECIFIED IN THE CAPTION (Photo by PETER PARKS/AFP via Getty Images)

L’opera diventa un mero puntello in un palcoscenico di potere, e il suo valore non è intrinseco, ma è dettato dalla dinamica del desiderio e della scarsità. I nuovi collezionisti sembrano più interessati a un portafoglio diversificato di “trofei” piuttosto che a una collezione coerente dettata da una vera passione. L’arte non si ama, si possiede. E la si esibisce.

La domanda che rimane sospesa, mentre il clamore delle aste si spegne, è se si collezioni ancora per amore, o se si acquisti solamente un posto in platea.

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