Le forze armate della Thailandia e della Cambogia si sono affrontate in un violento scontro lungo il confine, aggravando una crisi diplomatica già tesa. Secondo le autorità thailandesi, almeno nove civili sono stati uccisi dai bombardamenti e dai lanci di razzi provenienti dal lato cambogiano. In risposta, i caccia F-16 thailandesi hanno colpito alcuni obiettivi militari cambogiani.
Si tratta del secondo episodio armato degli ultimi mesi: a maggio, un soldato cambogiano era rimasto ucciso durante un breve scambio di colpi di arma da fuoco. In quell’occasione, l’ex prima ministra thailandese, Paetongtarn Shinawatra, è stata criticata per la sua gestione troppo accomodante della crisi ed è stata sollevata dall’incarico.

Da allora, la situazione è precipitata. La tensione si è ulteriormente inasprita mercoledì, quando l’esplosione di una mina antiuomo ha ferito cinque soldati thailandesi e ha spinto Bangkok a ritirare il proprio ambasciatore dalla Cambogia e ad espellere quello cambogiano.
Secondo il portavoce del Ministero della Difesa thailandese, Surasant Kongsiri, i combattimenti sono in corso in almeno sei zone di frontiera.
Inizio delle ostilità
Il confronto più violento è avvenuto stamattina nei pressi dell’antico tempio di Ta Muen Thom, situato lungo il confine tra la provincia thailandese di Surin e quella cambogiana di Oddar Meancheay, a circa 360 km da Bangkok. L’esercito thailandese ha accusato le forze cambogiane di aver iniziato gli scontri, dopo che un drone non identificato aveva sorvegliato le posizioni thailandesi e sei soldati cambogiani si erano avvicinati minacciosamente al confine. “I nostri soldati hanno cercato di evitare l’escalation, ma la Cambogia ha aperto il fuoco per prima”, ha affermato l’esercito thailandese.
Il Ministero della Difesa cambogiano, dall’altra parte, ha fornito una ricostruzione opposta: a suo dire, la Thailandia avrebbe attaccato per prima, costringendo le forze cambogiane a rispondere “nell’ambito del diritto all’autodifesa”.
Attacchi aerei e vittime civili
Successivamente, la Thailandia ha condotto degli attacchi aerei contro alcuni obiettivi militari cambogiani. Phnom Penh, invece, sostiene che i caccia F-16 thailandesi abbiano bombardato una strada vicina al tempio di Preah Vihear, già teatro di scontri armati in passato.

Il bilancio ufficiale fornito dal primo ministro thailandese ad interim, Phumtham Wechayachai, parla di 12 morti, tra cui 11 civili e un soldato, e 28 feriti, in gran parte civili. Le autorità cambogiane, al momento, non hanno rilasciato dati ufficiali su eventuali perdite tra le proprie fila.
Declassamento delle relazioni diplomatiche
In risposta alla nuova ondata di violenze, la Thailandia ha chiuso tutti i valichi di frontiera nord-orientali con la Cambogia e ha invitato i cittadini thailandesi presenti nel Paese vicino a rientrare. Nel frattempo, anche la Cambogia ha richiamato tutto il personale dell’ambasciata a Bangkok, declassando le relazioni diplomatiche.
Le tensioni che attraversano gli 800 chilometri di confine sono di lunga data. La zona è disseminata di mine inesplose e residuati bellici risalenti ai conflitti del XX secolo. Tuttavia, la Thailandia accusa la Cambogia di aver recentemente posato nuove mine antiuomo di fabbricazione russa lungo i sentieri. Phnom Penh ha definito le accuse “infondate” e ha ribattuto che il terreno è ancora pericoloso per colpa delle mine dei decenni passati.
Richiesta di intervento dell’ONU
Il primo ministro cambogiano, Hun Manet, ha chiesto al presidente in carica del Consiglio di Sicurezza dell’ONU di fissare urgentemente un incontro, per “fermare l’aggressione thailandese”. Dal canto suo, il portavoce del Ministero degli Esteri thailandese, Nikorndej Balankura, ha dichiarato che Bangkok è pronta a rafforzare le misure di autodifesa nel rispetto del diritto internazionale, qualora la Cambogia porti avanti le azioni militari.
Con gli scontri che continuano e con le comunicazioni diplomatiche interrotte, c’è il rischio che l’escalation in atto possa trasformarsi in un conflitto prolungato, in una regione storicamente segnata da fragili equilibri.